La sottile linea rossa

La sottile linea rossa

Beh, aspettando che si cuociano le mie melanzane alla parmigiana, ho deciso di scrivere qualcosa sulla sottile linea che separa (bistrattando) la letteratura di genere da quella “alta”. Voi direte – a ragione – che è un argomento straparlato, stradiscusso e oggetto di dibattiti tra i più accesi. Nessuno può darvi torto, ma io voglio dire la mia.

Innanzitutto, cos’è la letteratura?

Nella mia personale concezione, la letteratura è quella cosa che permette a chi scrive di avere il potere di giudicare sulla vita e la morte dei propri personaggi. Io la vedo così: l’autore ha il potere.

Il lettore invece, sempre secondo la mia personale opinione, è colui che si butta nel vuoto, colui che va a fare il bagno mentre il mare è tempestato dalle onde, colui che prova un gelato non conoscendone il gusto. Il lettore affronta l’ignoto. Il lettore ha il coraggio.

Ora direte benissimo – chi vi può biasimare – che stiamo andando fuori tema, che tutta questa premessa non c’entra nulla con la questione di cui sto scrivendo. Forse è vero. Forse no.

Chi si accinge a scrivere, inventando, un romanzo, sia esso basato sulla storia di un serial killer, o di un commissario siciliano, o di un uomo che fa viaggi interstellari, ha il potere di scrivere il destino degli attori che compongono la scena letteraria. Lo stesso vale per chi scrive di persone malate, o di persone innamorate, o di persone con problemi sociali. Magari, tramite queste tipologie di storie, si cerca di dare sfogo, a tematiche sociali più importanti, ma anche in un thriller come Il talento di Mr Ripley, se ci si sforza, si riescono a scorgere i rapporti che intercorrono tra i ricchi e i meno ricchi. Ne Le Indie nere, romanzo di avventura di Verne, si fa riferimento al lavoro dei minatori; nei romanzi di King sono rappresentate le dinamiche adolescenziali. Quest’ultimi sono tutti romanzi che rientrano nella letteratura di genere, votati alle dinamiche del marketing e del consumo, da un certo punto di vista; mentre da un altro, sono quei romanzi che permettono a chi li compra di potersi identificare, di potere dire: “Questo libro fa per me, rientra nei miei gusti”. Ma, se leggete i libri di Conrad, Hemingway, Stevenson, nessuno potrà dirvi che non è letteratura “alta”, ma nonostante ciò in essi si trovano elementi e caratteristiche del romanzo di avventura, o storico. Le chiamano contaminazioni di genere. Per non parlare poi del modo di scrivere, perché non sono pochi gli scrittori di genere che scrivono in modo da far invidia ai premi Nobel per la letteratura.

Se proprio si vuole trovare una differenza tra questi due filoni narrativi –  io la vedo così – , essa sta nell’elaborazione della trama; c’è chi vuole raccontare intrattenendo in modo più accattivante e c’è chi vuole raccontare cercando di far riflettere. Ma entrambe le narrazioni sono frutto della realtà dello scrittore, del suo modo di vedere il mondo a lui circostante. Quindi in entrambi i casi si avrà da che pensare al riguardo. E quando si pensa, si hanno dei dubbi, ci si chiede perché, non lo si fa mai con aspirazioni di serie A o B.

Oltre a questo però, per riallacciarmi a quanto scritto sopra, sempre secondo la mia modesta opinione, non c’è una letteratura che si distingue dall’altra. In entrambi i casi chi la crea ha il potere. E in entrambi i casi, chi apre un libro piuttosto che un altro, ha il coraggio.

Buon viaggio

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