L’arte della musica elettronica

Apparat

Apparat

Ciao a tutti

Al ritorno dalle vacanze ho deciso di deragliare un attimo, in maniera controllata ma necessaria, dal mondo della lettura e della scrittura, per buttarmi in quello della musica. La musica elettronica, in particolare.

Questo genere è il più ballato, credo, dalla maggior parte di quelli della mia generazione e quella dopo. Molti l’ascoltano, la praticano, la vivono per lavoro; altri la ballano perché la ballano gli altri; altri cercano di capirla. Io rientro in quest’ultimo gruppo.

Capirla non significa certo che è una musica aliena, proveniente da chissà quale altra dimensione – come potrebbe pensarla un anziano signore abituato a tutt’altra melodia in giovinezza. Capirla è, in un certo senso, darle un posto nel proprio bagaglio di esperienze musicali. Questo ho fatto io, e la mia infarinatura rock ’60-’70 non ha influito nella sperimentazione, se non in maniera positiva.

Prima, durante e dopo l’estate mi sono imbattuto in due artisti del genere, due produttori, che mi hanno veramente colpito: Apparat e Bonobo. Per il primo dei due devo ringraziare un mio compagno di università, Michael; mentre il secondo ha il nome di una scimmia e non ho potuto fare a meno di approfondire la cosa.

Qualcuno li conoscerà più a fondo di me; altri, anche amanti del genere, non sapranno nemmeno di chi stiamo parlando. Non voglio scatenare un dibattito su chi sia il migliore tra i due; né voglio mettere in risalto la loro bravura bei confronti degli altri producer (gli altri non li conosco). Quello che voglio dire è che la loro musica mi ha fatto scoprire suoni che mi hanno sorpreso.

La loro musica deriva dall’elettronica, ma arriva in maniera diversa. Qualcosa che è nuovo, ma che sembra familiare. Se Apparat sa scuotere con combinazioni sonore inaspettate, la musica di Bonobo sembra avvolgere chi l’ascolta, come se quel suono fosse già lì da prima, da prima del tasto play. E poi, cosa fenomenale, quando si ascoltano a basso volume, si rimane impressionati dalla loro capacità di amalgamarsi con il silenzio, non creando quel gradino netto tra suono e non suono.

Continuerò ad ascoltarli.

Se devo accostare la musica alla lettura, non posso negare che entrambe sono soggettive; quindi, se ascoltarli non vi piacerà, sarà stato come aver abbandonato un libro che molti altri hanno invece letto con entusiasmo. Nessuno se la prenderà per questo.

In un certo modo sono rientrato nei binari. Detto questo, i Doors son pur sempre i Doors.

Lacio Drom

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