Buon compleanno Sapere, scusa il ritardo

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Per chi non lo sapesse,

Wikipedia, l’enciclopedia di Internet e della gente, ha da poco festeggiato il suo quindicesimo anno di vita. Tutto il mondo del web si è riunito in comunità per celebrarla, per esprimerle quello che significa tale traguardo e l’importanza dell’esistenza stessa di Wikipedia.

Per omaggiarla alcuni utenti le hanno scritto post di amore; altri le hanno lanciato messaggi di totale felicità, quella insita nel poter usufruire GRATUITAMENTE della più grande enciclopedia mai esistita.

Io le faccio gli auguri in ritardo, come qualche volta capita con gli amici, ma mai per male. E come con gli amici, goliardicamente offrirei da bere allo staff di Wikipedia e ai suoi autori. Purtroppo non posso.

Quello che posso è scrivere qualcosa anch’io. Qualcosa che sia frutto della mia dipendenza e devozione alla Bibbia del sapere che è l’Enciclopedia Libera.

Libertà, sì.

La libertà di conoscere e partecipare – radice della reale democrazia – è un potere da tutelare solidamente, come una spada da estrarre al momento giusto per difendersi. E sembra chiaro che bisogna difendersi. Perché qualcuno, dandoci tutto, ci vuole ignorante ma contento; mentre qualcun’altro, non dandoci niente, ci vuole isolare, non farci conoscere, rendendoci l’altro. La cultura del web, essendo il web, non ha confini; ed è solo questione di tempo prima che tutto il mondo – la gente di tutto il mondo – riesca a entrare in contatto con chi dall’altra parte del globo non sa ed è solo.

Dirò cos’è per me Wikipedia:

Wikipedia è il sapere. Non c’è altro da dire; mi sembra talmente strano dover dare un volume, uno spazio fisico, a quella che è nient’altro che la conoscenza del mondo. Non ha limiti. Sempre aggiornata da sempre più scrittori, sale come l’ago di mercurio verso statistiche che la vedono tra i primi dieci siti web più visitati di internet (parola di Wikipedia).

Poche parole, ma buone. In fondo, basta dire che c’è quando ne ho bisogno.

Dirò cosa mi fa fare Wikipedia:

Mi fa navigare da un posto all’altro, da un mondo all’altro, ed è una lunga digressione su svariati argomenti molto spesso non correlati; è un avanzare quasi onirico per chi è assetato di conoscere anche solo una cosa in più del mondo, un solido porto per marinai della rete in balia dei propri impegni. Mi fa leggere continuamente, cosa che non guasta mai. E fa leggere molti altri che altrimenti non leggerebbero, ma lo fanno solo perché la mattina cercano una determinata voce o l’argomento della giornata.

Per me Wikipedia è un viaggio quotidiano ai confini del mondo, avventuroso, ignoto.

Tanti auguri ancora, grazie e scusa il ritardo.

 

 

 

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Quando l’abito vuol fare il monaco: la copertina

Ciao ragazzi

dopo essermi ripreso a stento dalle feste, riparto con il primo articolo del 2016 (a proposito, auguri a tutti e speriamo in un anno meno sanguinario degli altri).

Inizio l’anno con un argomento, motivo di dibattito, che certamente non scopro io: la copertina e la sua influenza nell’acquisto librario.

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Non so come definire il mio stato d’animo in merito a queste righe. Mi trovo tra due fuochi interessanti: tra l’essere convinto che sia così, perché so che è vero che molto spesso un libro venga giudicato dalla copertina (l’ho fatto molte volte); e l’impaurito che sia così, perché in questo modo si dà meno importanza ai contenuti, che sono la cosa più importante di tutta la struttura materiale e immateriale del libro.

La copertina è il momento più importante che intercorre tra l’acquirente e il libro. E l’acquisto impulsivo, che deriva proprio da una situazione in cui un oggetto riesce ad attirare l’attenzione di un cliente in maniera prorompente, è proprio una delle dinamiche principali degli acquisti in libreria. Gli elementi fondamentali della copertina sono il colore, l’immagine e il titolo.

Sul colore si compiono diversi studi che portano le case editrici a condurre periodicamente indagini su questo argomento; lo stesso vale per le immagini, che vengono analizzate per valutare la percezione e il gradimento dei lettori.

Un caso di strategia di comunicazione forte è quello di Adelphi, che per ogni singolo libro ha scelto una connotazione ben definita, per cui i volumi sono simili tra di loro e rispecchiano un forte senso di appartenenza a una collana e alla casa editrice nel suo complesso. Attraverso dei segni grafici che differenziano le diverse collane come “Biblioteca Adelphi” e la “Piccola biblioteca Adelphi” – la prima contiene illustrazioni, mentre la seconda il semplice marchio – si vuole rafforzare il senso di eleganza della veste grafica, che prevede dei colori a pastello molto tenui. Inoltre le edizioni sono numerate, tecnica volta a spingere e fidelizzare i clienti verso il bisogno di collezionismo. Scusate il tono da disamina, ma ogni tanto ci sta.

La copertina è forse lo strumento di marketing più potente di cui dispone un libro. Lo sanno gli editori, lo sanno gli art director, e inconsciamente lo sanno anche i potenziali acquirenti; la sua importanza è testimoniata dal fatto che molti piccoli editori attuano originali strategie di marketing al contrario, cercando di dare valore ai contenuti, ma confermando ancora una volta la sua effettiva valenza strategica.

Oltre a rivestire un importante ruolo grafico-estetico, la copertina ha rilevanza anche dal punto di vista dei contenuti del libro; non nella sua interezza ma nella parte retrostante, ovvero la quarta di copertina: è la parte in cui l’autore fornisce una piccola anteprima di quello che è il libro; si può descrivere una parte della trama, un dettaglio dei personaggi, qualche volta un assaggio dello stile dell’autore. Essa è molto importante per il marketing mix perché rientra perfettamente nelle caratteristiche del prodotto libro. Sul piano grafico la sua conformazione è determinata da scelte editoriali e cambia se il libro appartiene o meno a una collana o a un determinato progetto editoriale. Su di essa viene spesso riportato il prezzo, e ciò comporta che il cliente giri il libro ritrovandosela davanti agli occhi; inoltre, rientra all’interno del punto vendita perché presenta il libro al lettore, sia fisicamente che online; mettendo in scena il prodotto, costituisce un importante elemento del packaging.

Strettamente correlato alla copertina è il titolo, anch’esso di vitale importanza per la vendita del libro. È fondamentale per molti soggetti del circuito librario: costituisce  l’elemento su cui molti editori si ingegnano dando sfogo alla creatività, ma ha influenza anche per il distributore perché le parole di cui è composto, le sensazioni che ne derivano, vanno a definire il suo posizionamento e la sua capacità di essere venduto.  Si presenta come l’elemento che costituisce l’immagine del libro agli occhi dei lettori, fa parte di quei pochi elementi che influenzano di primo acchito il comportamento d’acquisto. Il processo decisionale inerente al titolo nella casa editrice equivale allo stesso che avviene nelle aziende quando si deve trovare il nome di un nuovo prodotto.

Mentre per lo scrittore il titolo rappresenta la summa di tutti gli sforzi fatti per avvicendarsi al mondo della letteratura, per l’editore è il ponte di contatto tra lo scrittore e il lettore, insieme alla copertina naturalmente. Per questo molto spesso si accendono delle discussioni sulla scelta, soprattutto quando a scontrarsi sono autori famosi ed editori affermati. Quello che più salta all’occhi di questa tematica è il costante contrasto che segna la vita di un’opera letteraria destinata al mercato, quello di pensare un titolo con la sola ambizione del marketing, oppure pensare di dare giustizia all’opera di ingegno altrui mantenendo l’idea originale dell’autore. Di sicuro è che molti titoli pensati per il mercato sfiorano il banale e lo scontato, così come è vero che non tutti i grandi romanzi hanno grandi titoli. Si dovrebbe quindi arrivare a una via di mezzo, che possa consentire all’editore di posizionare il prodotto e contemporaneamente dare ascolto alle necessità di chi ha creato il prodotto; non bisogna creare una promessa non mantenibile, lasciando intuire una storia che non c’è,  sfiduciando il lettore, ma dare sfogo alla creatività per produrre una sospensione che intrighi senza “svendere”.

Che dire… anche l’occhio vuole la sua parte, ma il mio consiglio è sempre quello di sfogliare qualche pagina prima di sfracellarvi su un libro di cui venerete la copertina ma del quale non vi resterà nulla.

In quel caso sarà la vostra libreria ad arricchirsi, non voi. Sapete cosa intendo.

Buon viaggio