La coscienza di Zeno (e quella di tutti)

 

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La coscienza di Zeno, di Italo Svevo, è uno dei libri che più mi hanno fatto sorridere. Scritto tra il 1919 e il 1922, è un romanzo tra i più innovativi del suo periodo, soprattutto grazie alla sua struttura, basata su episodi e non su una successione cronologica. Il protagonista è Zeno Cosini, “inetto” a vivere, che incapace di poter controllare la propria vita e gli eventi che la contraddistinguono, si affida alle cure di uno psicanalista, il Dottor S.; non mancano in tal senso i riferimenti sottesi a Freud e la chiamata in causa di molte nozioni della psicologia.

Su consiglio dello psicologo, il protagonista racconta vari episodi della sua vita, che rappresentano i punti cardine della sua personalità, segnata dalla convinzione di non riuscire a guarire da un malessere di cui non conosce la fonte. Sin dall’inizio vi è una sensazione di incertezza sulla veridicità dei fatti narrati; man mano si va avanti nella lettura le sue scelte portano il protagonista – e narratore della storia – davanti a situazioni dai risvolti assurdi, spesso controproducenti. Tra i momenti più importanti della storia vi sono la propensione verso il fumo, il rapporto con il padre, l’infedeltà nei confronti della moglie.

Ho scritto che la coscienza di Zeno è quella di tutti perché in lui traspare in maniera chiara la volontà di opportunismo che è insita in ogni uomo, buono o cattivo che sia; non possiamo fare a meno di cogliere l’attimo, ne va della nostra sopravvivenza. Ma quello che più mi ha insegnato questo libro, è che non sempre essere malati (immaginari, come dice il protagonista) è simbolo di negatività. Anzi, e sono veramente d’accordo su questo fatto, non sentirsi i migliori è fondamentale per ricercare gli stimoli necessari a raggiungere il proprio scopo, poiché solo partendo dal basso si può capire il valore delle proprie scelte. Chi ha tutto forse non sa niente; e chi non è scettico su sé stesso ha gli orizzonti stretti, di questo sono sicuro.

Lo consiglio, soprattutto a quelli che hanno un po’ voglia di scavare dentro sé stessi senza mai perdere il senso dell’ironia.

Buon viaggio

 

 

 

 

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